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Quei bambini del terremoto come tante stelline 04-12-2002

Il catastrofico terremoto ha causato la morte di tanti bambini, mentre in maniera gioiosa erano a scuola trascorrendo la loro vita di felicità.

Questa tragedia ci colpisce intimamente e ci fa piangere di dolore anche per lo strazio
delle loro famiglie.

Come «Associazione Cuore pro Bambini Chernobyl», da sempre impegnati fattivamente
per il bistrattato mondo dell’infanzia, esprimiamo le nostre più sentite condoglianze e la
nostra vicinanza. Inoltre desideriamo ringraziare gli instancabili soccorritori e tutti quelli
che si adopereranno per portare una solidarietà concreta e viva. Da oggi tante piccole
stelline lucenti brilleranno in cielo con il volto di questi meravigliosi angioletti.

Giuseppe Dimiccoli

Barletta (Bari)

associazionecuore.interfree.it

 

E allora ditemi dove sono finiti i miei parenti 29-01 -2002

Il giorno della «Memoria» mi consente, con grande piacere, di poter raccontare un episodio che ho vissuto in prima persona. L’anno scorso a novembre, mi recai a Los Angeles e visitai il «Museo della Tolleranza». Questo museo offre uno spaccato rea-le di quanto patirono i poveri uomini, donne e so-prattutto bambini che conclusero la propria vita in quel luogo di morte e di «assenza di umanità» che è stato Auschwitz.

La visita al museo offriva anche la possibilità di ascoltare le terribili esperienze di gente scampata

alle «camere a gas». Un survivor (sopravvissuto) raccontò alcune esperienze, ed essendoci la possi-bilità a fine racconto di porgere domande chiesi a quel signore quale fosse la sua opinione in merito alla tesi di alcuni revisionisti che negano l’Olocausto, lo sterminio degli ebrei. Ricordo, e riporto la risposta: «io potrei essere d’accordo con questi signori a patto che mi spieghino dove sono finiti mio padre, mia madre e la mia sorellina».

La sua voce era molto triste, ma il suo sorriso e-sprimeva dolore, pace e perdono.

Giuseppe Dimiccoli

Barletta (Bari)

giuseppedimiccoli@katamail.com

 

Nuovo Ospedale Tittadegna e potere curativo della lettura 15-08-2003

Da quanto si apprende dalle cronache e dal susseguirsi di riunioni operative e poli-tiche, sembra che il "nuovo ospedale" (forzando eccessivamente il significato di "nuovo") dovrebbe divenire, a breve speriamo, realtà operativa per la nostra città e quelle limitrofe.

Chi si reca in ospedale, suo malgrado, è sempre in una condizione di forte preoccu-pazione

ed ansia, per cui è indispensabile che vada in un luogo non peggiore della sua abitazione o che concorra a renderlo ulte-riormente più infelice.

Partendo da questa reale situazione, nasce l’esigenza che l’ospedale sia un luogo che coniughi in maniera completa l’efficienza delle professionalità mediche e delle strutture operative con la soluzione di salvaguardia dei problemi della sfera della dimensione umana del paziente.

A tal proposito desidererei sottolineare l’importanza, tanto sotto l’aspetto culturale quanto sotto quello della serenità per i futuri degenti, della esistenza di una biblioteca, per i malati, all’interno di questo nuovo complesso ospedaliero. Questo luogo, se ben attrezzato con libri e supporti culturali di vario genere, donerebbe la possibilità ai ricoverati di trovare, grazie al "potere cura-tivo" della lettura, momenti di introspezio-ne e di serenità. Analizzando la storia e la toponomastica della nostra città - penso a Via Ospedale dei Pellegrini e a Via San Lazzaro - i primi o-spedali, che erano gestiti dalla Chiesa, eb-bero sede in antichi conventi e strutture ecclesiali ed infatti l’attuale sede dell’ospeda-le "Umberto I" era il convento dei Padri Agostiniani.

In quei posti oltre a curare la malattia del corpo si provvedeva a sostenere le pene del-l’anima senza lesinare sforzi, ed è bene che tutto questo accada anche oggi. Dato che la storia dispensa sempre consigli validi, ar-ricchiti dalla nobiltà del tempo, voglio au-gurarmi che chi coinvolto in questa delica-ta fase di "decollo ospedaliero" possa tener conto di questa proposta per il bene della collettività.

Giuseppe Dimiccoli

giuseppedimiccoli@katamail.com

 

 

Una rete metallica per rendere piu' sicuri i passaggi a livello 18-0802003

Il dolore per la morte delle due piccole ragazzine baresi travolte da un treno in transito

– decesso avvenuto a causa di un attraversa-mento a piedi di un passaggio a livello – è ancora

vivo nella memoria collettiva di tanti pu-gliesi. Purtroppo, a pochi giorni da quel terribile e-pisodio, è ancora ricorrente vedere nei centri urbani giovanissimi, adulti e anziani abbassarsi ed attraversare incautamente i binari ferroviari.

Chiaramente un comportamento del genere, anche alla luce di quanto accaduto, non ha al-cuna giustificazione, e merita una forte deplo-razione.

Sono a conoscenza del fatto che una legge dello Stato prevede, fra qualche anno, la sop-pressione dei passaggi a livello, ma è impor-tante che si agisca subito per evitare altre tra-gedie simili possano avvenire.

Ricordo che fino a non molti anni addietro, i passaggi a livello avevano una barriera metal-lica per evitare attraversamenti; una specie di rete metallica che pendeva dalla sbarra del

passaggio a livello e creava un deterrente per i male intenzionati frettolosi che volevano at-traversare. Penso che sia utile ristabilire presto la situa-zione esistente al fine di evitare altre inutili tragedie.

Se le Ferrovie dello Stato dovessero obiettare adducendo motivazioni di carattere econo-mico, è importante che le Amministrazioni comunali si facciano carico di una spesa del

genere. Si risparmieranno tante vite e lacrime di do-lore.

Giuseppe Dimiccoli

Barletta (Bari)