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Le Termopili d’Italia

Rievocazione della battaglia del Volturno

Castel Morrone 1 ottobre 1860

Atto primo

Piazzale antistante la chiesa su monte Castello

Scena prima

(I soldati stanno dormendo, sono in  scena cinque soldati: Gennaro Patania, Luigi Ferrario, Francesco Paver, Simeone Santi, Luigi Storti,  successivamente Alessandro Magnacavallo, Carlo Salmoiraghi continua a dormire per terra.  
Narratore fuori campo: Sono le sei del 1 ottobre 1860, su monte Castello Bronzetti con i suoi uomini, protegge la strada per Caserta.  
Gennaro Patanìa Soldato siciliano risvegliandosi lentamente: porco cane che freddo!  
Luigi Ferrario Soldato torinese: ma di che ti lamenti, non hai mai visto il freddo vero, quando ti si ghiaccia anche la voce!  
Patanìa Volgendosi verso il camerata: Esagerato!  
Ferrario fregandosi velocemente le mani: Ti sei mai alzato la mattina e per uscire di casa hai dovuto prima togliere un metro di neve dalla porta di casa?  
Patanìa con l’espressione di chi pensa che lo stiano prendendo in giro: La neve io l’haio vista una  volta! Appena arrivava a terra si squagliava, non prendermi per scemo!  
Francesco Paver Soldato veneto mentre si controlla il fucile: el ga rason lu! Certe volte vien giù talmente forte ca ti non vedi niente e se ti trovi all’aperto e non trovi subito riparo, ti può anche seppellire!  
Patanìa con aria meravigliata:e gli aranci e limoni non seccano?  
Paver sorridendo:ma quali aranci! Da noi ci sono le mele! E come dise il proverbio”una mela al giorno, leva il medico di torno”.  
Patanìa Cercando di  magnificare i prodotti della propria terra: Con le arance non ci vuole il medico! Se poi ti viene la cacarella,niente medico! Spremi un limone e tutto passa!  
Ferrario Con aria allegra: E dove lo metti un bel bicchiere di vino? Un po’ di barbera, ti dà forza per lavorare, e allegria per campare.  
Simeone Santi Soldato Romano con espressione ironica: Come quello che abbiamo bevuto ieri?  
Alessandro Magnacavallo Soldato napoletano arrivando con le mani in tasca: Quello lo abbiamo preso nel paese qua sotto, ringrazia Iddio che ce lo hanno dato questi poveretti!  
Luigi Storti Sold. Tosc: con tono sardonico: Un l’era mica un chianti!  
Magnacavallo Con tono pacato: Però riscalda.  
Scena seconda: i predetti, Francesco Tiella, Carlo Salmoiraghi, Giovanni Rodolfi, Pilade Bronzetti, Luigi Belluomo, Angelo Maria Rossi, Carlo Imbriani, Luigi Radaelli,  Monti, Mirri, Barberini,  

Arriva di corsa una vedetta,Francesco Tiella, provocando un movimento con tutti i soldati che si svegliano completamente:  Arrivano i borbonici!  
Storti Prendendo il fucile: Avvisate il Maggiore Bronzetti!  

Patanìa battendo le mani: Sveglia, sveglia, si combatte!  
Carlo Salmoiraghi soldato Milanese fregandosi gli occhi e sbadigliando: Mannaggia, stavo dormendo così bene!  
Magnacavallo Dandogli una pacca sulla spalla: Svegliati! Perché se ti arriva una palla in fronte, dormirai per sempre!  
Salmoiraghi Facendo il segno delle corna con indice e mignolo: Tieh!  
Magnacavallo A bassa voce: ma mise sòrete!  
Salmoiraghi Voltandosi con fare interrogativo:Che cosa hai detto?  
Caporale Giovanni Rodolfi mettendogli fretta e troncando la discussione: Che ti devi svegliare, altrimenti i borbonici  ci fanno a pezzi.  
Pilade Bronzetti arrivando con in mano una pistola e assumendo subito un tono di comando:  
muovetevi ragazzi, prendete posizione che oggi passeremo alla storia.  
Paver controllando il fucile:Speremo che non passemo anca all’altro mondo cio.  
Luigi Belluomo Soldato calabrese con ironia:Che te ne importa, tanto vai in paradiso, siamo dalla parte della ragione.  
Santi con indifferenza, guardandosi le unghie: Nun ce spero molto, er re de Napoli è molto amico del Papa.  
Paver guardandolo perplesso: Ostrega, non ho mica capito!  
Belluomo Continuando in tono ironico:Vuole dire che Franceschiello è amico del Papa, il Papa è amico del Padreterno, gli fa una preghiera, e quello fa entrare i morti borbonici in Paradiso, e manda i nostri all’inferno.  
Salmoiraghi che sta ascoltando senza capire: Allora Dio non è giusto?  
Magnacavallo allargando le braccia: Madonna! Ma tu si tutto scemo ra cape o père, (urlando) sta scherzando, o capisci o no?  
Tenente Angelo Maria Rossi, sopraggiunto in compagnia di Bronzetti: Smettetela, e andate tutti al vostro posto, e cercate di non sprecare le pallottole.  
(si sente un  colpo): Bang!  
Bronzetti guardandosi intorno: Chi ha sparato?  
Salmoiraghi Mettendosi sull’attenti: Io comandante! Ho visto muoversi un nemico, ed ho subito sparato.  
Storti con una mano sopra gli occhi, scrutando l’orizzonte: Sarai mica una gallina?  
Salmoiraghi Girandosi a guardarlo: Perché?  
Storti Scandendo bene le parole, e caricandole di ironia: Perché la volpe a cui hai tirato, prima di scappare, si è girata chiedendosi che t’aveva fatto di male!  
Salmoiraghi imbarazzato, tra le risate e lo scherno dei camerati: Una volpe?  
Storti  Sempre più ironico: A meno che l’esercito borbonico non arruola nanetti con la coda e che camminano a quattro zampe!  

Bronzetti interrompendo l’ilarità generale: Imbriani, chiami gli ufficiali a rapporto.  
Imbriani mettendosi sugli attenti: Signorsì, Poi dandosi da fare freneticamente e urlando: Ufficiali a rapporto! ufficiali a rapporto!  

Bronz. Rivolgendosi ad un ufficiale appena sopragiunto: Dove sono stati avvistati i Regi?  

Sottotenente Luigi Radaelli, salutando militarmente: Vengono dalla parte di Limatola, lungo i costoni della collina,  

bronz. Guardando il movimento dei Garibaldini: A che distanza?  
Radaelli prontamente: Un miglio circa.  
Bronz. Con calma ma conservando un’aria di comando. Bene, abbiamo tutto il tempo per prepararci. Con comando secco: caporale Monti!  
Caporale Monti giungendo di corsa e ponendosi sugli attenti: Agli ordini Comandante!  
Bronz. Guardando l’orologio: Recatevi giù dal capitano Bianchi e ditegli di mandare una pattuglia verso Limatola.  
Cap. Monti  salutando militarmente ed avviandosi ad eseguire l’ordine ricevuto: Signorsì.  

Nel frattempo sono arrivati gli ufficiali che salutano militarmente il loro comandante, mano a  mano che giungono: Agli ordini comandante!  

Bronz. Parlando con calma: I Regi stanno arrivando, presumibilmente saliranno dal borgo del Torone,  
Capitano Mirri: Vuol dire che concentreremo la maggior parte degli uomini in quella direzione.  
Bronz. Rivolgendosi al cap. Mirri: Prendete la prima compagnia e la quarta del capitano Salem, e posizionatevi a settentrione, mentre Giudici con la seconda compagnia, si posizionerà a ridosso della chiesa. La terza resta in riserva sul maschio.  
Tenente Rossi senza rivolgersi a nessuno in particolare: Quanti sono?  
Bronz. In tono brusco: Molti, troppi. Ma il numero non ha importanza! Ho l’ordine di resistere, e non li faremo passare!  
Rossi con entusiasmo: Non passeranno!  
Mirri  rivolgendosi al tenente: Provvedete a distribuire le munizioni, e dite al medico di tenersi pronto, ci sarà bisogno di lui molto presto purtroppo. Poi rivolgendosi a Bronzetti  assumendo un tono deferente: Comandante, sono ancora dell’idea di posizionarci su monte Virgo,  questa posizione è defilata.  
Bronz.  Conciliante: è vero, ma è più facile da difendere, e poi dovremmo lasciare di corsa questo posto, col rischio di non arrivare in tempo a prendere posizione su monte Virgo prima che arrivino i Borbonici. Riprendendo il tono da comando: Oltretutto ho avuto l’ordine di posizionarci qui , e gli ordini vanno eseguiti.  
Mir. Conciliante: E poi non proseguiranno di sicuro prima di averci tolti di mezzo, non vorranno ritrovarsi con dei nemici alle spalle.  
Rossi ironico: Già, la pulce che stuzzica l’elefante.  
Bronz. Autoritario: pulce o leone non vorranno correre rischi, e non proseguiranno! 

Mir. Riflettendo: Speriamo sia così, il generale ha bisogno di non ritrovarsi nessuno alle spalle, se vuol vincere la battaglia  
Rossi Con entusiasmo: La vincerà! Vinceremo anche noi e  riunificheremo l’Italia!  
Bronz. Con impeto: Bravo! Così si parla! Poi rivolgendosi a Mirri: Mandate il sottotenente Tomba ad avvertire il capitano Bianchi di impegnare i regi  nella valle e di difendere la strada per Caserta. Nel caso venissero sopraffatti, ripiegassero poi qui.  
Rossi : Più siamo e più belli sembriamo.  
Mir. Ironico: di pure più siamo e più spariamo!  
Bronz.  Chiamatemi il sergente Barberini.  
Sergente Barberini prima di essere chiamato si precipita da Bronzetti mettendosi sugli attenti:  Sono qui comandante ai vostri ordini.  
Bronz. Bene sergente, recatevi a S. Leucio da Sacchi ed avvertitelo di quello che sta succedendo qui.

Scena terza:

Bronzetti e gli altri ufficiali vanno discutendo verso il fondo e lasciano la scena, nella quale arriva un caporale Ercole Pescatori,che si guarda intorno e poi urla verso un soldato:Attento con quel fucile! Va a finire che prima di ammazzarci i Borbonici, provvedi tu!  
Giovanni Dell’Acqua Soldato abruzzese, con aria umile e tono basso: scusatemi, ma io questo fucile non lo conosco, non ho mai sparato in vita mia.  
Pescatori, incredulo: Perché a casa tua non sei mai andato a caccia?  
Dell’Acqua Scrollando le spalle: Noi a stento abbiamo i soldi per mangiare, figuriamoci se li spendiamo per un fucile!  
Pescatori, interessato: Ma in quanti siete a casa tua?  
Dell’Acqua Con una alzata di spalle: Otto figli, più  mio padre, mia madre, e un vecchio nonno di oltre sessant’anni, e mangiamo tutti!  
Pescatori : E che lavoro fai a casa tua?  
Dell’acqua Con un’altra alzata di spalle: Il bracciante quando mi chiamano, altrimenti aiuto mio padre a coltivare un pezzo di terra che abbiamo a mezzadria e che non dà pane sufficiente per tutti.  
Salmoiraghi: Perché non ti cerchi un altro lavoro?  
Dell’Acqua guardandolo con meraviglia: E che credi che qui ci sto per divertirmi? Si corrono rischi, ma almeno mangio tutti i giorni, o quasi.  
Carlo Canetta Soldato genovese, guardandolo come se vedesse un pezzo raro: allora non ti sei arruolato per Garibaldi?  
Dell’Acqua Con decisione: No, per fame!  
Canetta, Cercando di fare capire le sue ragioni: Ma qui stiamo lottando, per fare una repubblica, e per togliere il potere ai nobili!  
Santi, pronto: E ai preti.  
Patanìa con enfasi: Giusto, e poi le loro terre, Garibaldi le dividerà fra il popolo.  
Canetta: Viva Garibaldi!  

Patanìa e Belluomo All’unisono: Viva la repubblica Napoletana!  
Magnacavallo: Abbasso il re!  

Canetta: Abbasso i nobili!  
Santi, senza scaldarsi troppo: E i preti.  
Magnacavallo Allargando le braccia: Ma sei ostinato contro Dio!
Santi, sempre con calma: Che centra Dio, io ce l’ho  contro i preti. A Roma, se tutti i preti, si mettessero in fila, l’ultimo arriverebbe a Napoli! Come se volesse puntualizzare la conclusione della frase: E li dovemo dar da  magnà tutti noi!  
Magnacavallo: insinuante: Senza pensare alle donne che si portano a letto con la scusa del confessionale.  
Giovanni Paoletti soldato Marchigiano facendo il gesto di addentarsi una mano: Che fesso che sono stato, se fossi studiato, mi avessi fatto  prete e avrebbi mangiato sempre, senza rompermi la schiena a caricare botti tutto il giorno.  
Santi sorridendo: Senza poterti bere neanche un bicchiere del vino che scarichi!  
Paoletti, Proseguendo nello scherzo: Già: facendo finta di riflettere: Però come lavoro avrei dovuto dire almeno cinque Ave Maria e due Paternostro al giorno!  
Santi Dopo questa fatica però, ti dovevi riposare su una poltrona con una bella ragazza che ti portava un bicchiere di vino!  
Patanìa, sempre in tono scherzoso: E non solo quello!  
Canetta: Senza la paura che all’improvviso arrivasse tua moglie!  
Magnacavallo: O peggio ancora, tua suocera! (Risata generale e pacca sulle spalle del soldato marchigiano)  
Patanìa Però non avresti mai nessuno che ti chiamerebbe Papà!  
Magnacavallo: Ma tanti che ti chiamerebbero Padre (Altra risata generale).  
Paoletti  Continuando in tono semiserio: Sfottete pure, ma quello del prete è il miglior mestiere.

Scena quarta:

I soldati  prendono posizione e guardano in silenzio verso il punto dove dovrebbero arrivare i Borbonici:  
narratore: sono le sette e mezzo del mattino, i Borbonici hanno iniziato a sparare con un
cannone su monte Castello, mentre si
avvicinano alla collina.  
Santi, dopo un colpo di cannone: Se sparano così anche con i fucili, ci possono colpire solo per caso.  
Canetta: Fortunato come sono, sarò colpito da un colpo di rimbalzo!  
Patanìa, mostrando una medaglietta che ha al collo:io invece non potrò essere colpito, porto la medaglia di Santa Rosalia.  
Storti: Ma ci avevi acceso delle candele alla Santa?  
Patanìa meravigliato: Gli ho promesso che gliele accendo al ritorno.  
Storti, ironico: Prima le candele, poi il miracolo.  
Patanìa: E se poi non torno a casa?  
Santi, con aria sarcastica: Ci hai rimesso qualche candela!  
Patanìa, sicuro e convinto : Niente a fare! Se non resto vivo, è lei che ci rimette le candele!  
Storti: Quindi se non resti con una buona cera, niente ceri!  
Patanìa, perplesso: Non ho capito, che hai detto?  
Storti: Che i Santi, se vogliono preghiere, si devono dar da fare.  
Patanìa, serio, non accorgendosi dell’ironia: Proprio così.  

Scena quinta:

arriva un soldato con  un forcone, ed il fucile puntato su un ragazzo che cammina davanti a lui, arriva davanti al tenente Rossi e cerca di salutarlo militarmente non riuscendovi avendo tutte e due le mani impegnate:  
Tenente Rossi:cosa succede Capretti.  
Soldato Capretti: Signor tenente, abbiamo sorpreso questo individuo che veniva verso di noi, non sappiamo se è una spia oppure..  
Rossi interrompendolo: un ragazzo! Rivolgendosi al prigioniero: chi sei?  
Il ragazzo intimorito ma deciso: Ciccillo!  
Rossi: Ciccillo come?  
Ciccillo: U figlie e mast’Antonie!  
Rossi perplesso: non ho capito  il cognome.  
Ciccillo come stesse parlando a gente che non capisce: Me chiamme Ciccille, u figlie e mast’Antonie.  
Rossi guardandosi attorno cercando un soldato napoletano: Magnacavallo!  
Arriva di corsa il soldato Magnacavallo: comandi tenente.  
Rossi: Interroga questo prigioniero, che io non riesco a capirlo.  
Magnacavallo rivolgendosi al ragazzo: Comme te chiamme?  
Ciccillo come sorpreso da tanta ignoranza: N’ata vote? songhe Ciccille, u figlie e mast’Antonie! Magnacavallo: di dove sei?  
Ciccillo: e Libbeuze!  
Magnacavallo : e dove si trova questo paese?  
Ciccillo sorpreso indicando le case sotto la collina:  cca sotte!  
Magnacavallo, cominciando a  capire: Vuoi dire Balzi?  
Ciccillo contento che finalmente lo capiscono: Pecchè ch’agge ritte? Libbeuze!  
Magnacavallo: perché sei venuto qui?  
Ciccillo fiero: pecchè voglie fa a uerre cu Calibbardo!  
Rossi che ha seguito l’interrogatorio senza capire molto, rivolgendosi a Magnacavallo: Se ghe?  

Magnacavallo: Signor tenente, ha detto che si chiama Ciccillo, diminutivo di Francesco, è il figlio di un mastro, un falegname, un muratore o fabbro, non glielo ho chiesto, viene dal borgo qua sotto, Balzi, ed è venuto per combattere con Garibaldi.  
Rossi rivolgendosi al ragazzo: Quanti anni hai?  
Ciccillo esitante: nnu socce!  
Rossi guarda interrogativamente Magnacavallo, che traduce: Ha detto che non lo sa.  
Rossi, guardandolo con un sorriso: E con che cosa vorresti combattere, con un forcone?  
Ciccillo risoluto: Gnarnò, u fucile mu rate vuje!  
Magnacavallo: Nossignore, il fucile me lo fornite voi.  
Rossi: E perché vuoi combattere con Garibaldi?  
Prima che il ragazzo possa rispondere, arriva un soldato che cerca invano di trattenere una donna, che avanza come una furia. Alla vista della donna, Ciccillo retrocede intimorito.  
Maddalena: Addò stà! Addò stà chillu strunze!  
Rossi cercando di fermare quella furia: Si calmi signora, che cosa desidera?  
Maddalena salutando con deferenza: Ngiorn’ussiggnurì eccellenza, poi decisa: me so venute a piglià a figlieme!  
Rossi guarda Magnacavallo che accennando a Ciccillo: è il figlio.  
Rossi: Vostro figlio?  
Maddalena decisa: Si! Accennando a Ciccillo: chillu strunze llà! vache nta stalle pe cuernà l’animéle, e nun trove a cincurente, torne rinte p’addimmannà, e a nennelle, me rice ca stu cape e provele, è sagliute n’coppe Castielle, pe fa a uerre cu Calibbarde!  
Magnacavallo: è andata nella stalla per governare gli animali, e non ha trovato il cinquedenti, deve essere il forcone, poi la figlia piccola, gli ha detto che il fratello era salito qui per combattere con noi.  
Maddalena annuendo: propete accussì! Poi guardando il figlio: Sirece énne, e vò combatte! Vò fa a uerre! Cu tanta fatiche ca ce stà a case, chille lasse, e parte!  
Ciccillo deciso: Je voglie fa a uerre!  
Maddalena quasi aggredendolo: Che te rà  a uerre, che te rà!  
Rossi tentando di intervenire: Signora, se suo figlio ha un ideale, penso che debba decidere da solo, cosa fare.  
Maddalena, alterata: L’ideale? E che gghiè l’ideale! È na cose ca ce ménge? Mostrando le mani: U ppéne se fa cu cheste, adda fa i chélle mméne, s’adda surà assì se vò crià na famiglie! Rivolgendosi al figlio: Eppò, che te ne fotte a te, che ce azzicche cu chiste, chi so? Che vonne? Venene a cacà u cazze ccà, nni canuscimme, e tu vulisse pigliarte na palla n’fronte pe llore? Iesce a case, ca prime che muore pe na ferite e uerre, ta spacche je a chépe, te n’file a cincurente nte pacche e cule, quante e vere chella bella Madonne e Castielle! Si fa un deferente segno di croce rivolta verso la chiesa, poi al figlio: Iesce a case!  
Rivolgendosi al tenente con deferenza: scusate eccellenze si v’
Ciccillo tentando di resistere all’autorità materna: Oj mà, ma je so gruosse!  
Maddalena: E quante si gruosse si fesse! Je unu figlie méscule tenghe, e u facce murì m’ bacce Castielle! avimme fatte perde tiempe, stateve buone, e a Madonne
 

Scena sesta: 

Arriva Bronzetti, seguito da Mirri e da un altro ufficiale:  
Bronz.: Notizie di Bianchi?  
Mirri: Ha ingaggiato battaglia verso il borgo del Torone, e alle prime fucilate si è diretto verso San Leucio.  
Bronz. Dopo una piccola riflessione:Avrà considerato il numero preponderante dei nemici ed avrà ripiegato.  
Santi: A me è sembrato che stessero scappando.  
Mir. Volgendosi di scatto verso il soldato col volto irato: Non dire sciocchezze, i Garibaldini non scappano.  
Santi, alzando le mani in segno di resa: Scusate, si vede che mi sono sbagliato.Poi a voce bassa rivolgendosi a Magnacavallo: O che loro si sono dimenticati di essere Garibaldini.  
Bronz. Rivolto a Mirri: Avevo ordinato loro di ripiegare quassù, non di andare verso San Leucio. Santi, sempre rivolto verso Magnacavallo, facendo in modo di non essere inteso da Bronzetti: Ma qua arrivano pallottole!  
Magnacavallo,brusco: A vuò feni si o no!  
Santi,alzando solo la mano destra: Me stò zitto, me stò zitto!  
Bronz. Sempre parlando con Mirri: Fin dove si sono spinti i Regi?  
Mir.: Hanno occupato i casali del Torone, di Balzi, e dell’Annunziata , e stanno salendo contemporaneamente.  

Bronz.  Lasciamo la terza compagnia di riserva sul torrione, confermatemi che le altre sono distribuite  a  fronteggiare i Regi.  
Mir. Confermato.  
Bronz.: A munizioni come stiamo?  
Mir. Scrollando la testa: poche cartucce a testa.  
Bronz. Facendo un gesto di stizza: Maledizione, eppure le avevo chieste espressamente al comando!

Scena settima:

Mentre Bronzetti si allontana con gli altri ufficiali, i soldati commentano:  
Paver: Figuriamoci! se non ci hanno mandato neanche i  viveri! Abbiamo dovuto  
espropriarli ai contadini.  
Santi,con finta aria pomposa: Pranzo da principi: Una fetta di pane raffermo, un poco di formaggio di pecora, un pezzo di carne dello stesso animale pregiato, e un bicchiere di vino quasi aceto!  
Belluomo: E che vuoi di più, a casa mia sarebbe stata domenica!  
Salmoiraghi: E gli altri giorni che mangi?  
Belluomo:Solo pane strofinato col lardo, e una cipolla, quando c’è.  
Luigi Prina Soldato Bolognese: Una cipolla? Figurati quando baci una ragazza!  
Belluomo, sorpreso: Baciare una ragazza? Tu sei scemo! Dalle nostre parti, partono le schioppettate!  
Salmoiraghi: Perché, qui no?  
Belluomo, scrollando le spalle: Ma qui mi pagano!  

Canetta, voltandosi lentamente verso di lui: Vuol dire che non ti sei arruolato per amor di  Patria?

Belluomo, accompagnandosi con un gesto della mano: Quando si ha lo stomaco vuoto, non si ha tempo per pensare a queste cose.  
Canetta, sorpreso: Ma allora tu rischi la tua vita per denaro?  
Belluomo: E allora perché? Io a casa rischiavo di morire di fame, qui posso anche morire, ma con la pancia piena! Poi con una punta di curiosità nella voce: Tu invece perché stai con Garibaldi?  
Canetta, come se desse la cosa per scontato: Per amor di Patria,poi enfatico: per unificare l’Italia!  
Belluomo, con l’aria di chi non afferra il concetto: non ti capisco. Poi quasi a voler cambiare discorso: Ma tu che lavoro fai?  
Canetta, enfatico: Io sono maestro di scuola, e ho seguito Garibaldi, per abbattere la tirannia borbonica, ed instaurare una Repubblica Democratica!  
Belluomo, sempre più confuso: E il re chi lo farebbe, Garibaldi?  

Canetta, sorridendo e come se stesse parlando ad uno dei suoi alunni: Non capisci! nella Repubblica, non vi sono re o reg
ine, è il popolo che dice chi deve comandare.  
Belluomo, perplesso: Ma il popolo è pieno di gente ignorante come a me, è la gente istruita che deve decidere.  
Ferrario: così continuerebbe l’oligarchia.  
Belluomo, buttandola sullo scherzo per nascondere la propria ignoranza: Che cos’è, roba che si mangia?  
Storti: L’è che quattro seduti su sedie con cuscini, e con un bicchiere di Chianti davanti, dicon che si deve fare, e gli altri si ammazzano di fatica per farlo.  
Patanìa, deciso: Io non ne capisco di queste cose, so solo che se vinciamo, Garibaldi, toglie le terre ai nobili e alla chiesa e le dà ai contadini.  
Storti, scettico:Campa cavallo che l’erba cresce.    
Patanìa, deciso: E noi la tagliamo!  
Magnacavallo, interrogativo: Che cosa tagli?  
Patanìa: L’erba per il cavallo!  

Magnacavallo, sorridendo: Non capisci! Voleva dire che hai voglia di aspettare quel momento, non arriverà mai!  
Patanìa, attento: Come mai dici che non arriverà?  
Magnacavallo, serio: Perché noi combattiamo, poi, se si vince, arrivano I politici che stavano nascosti, aspettando di vedere come finiva la guerra, e, con tanti bei paroloni, che ti lasciano a bocca aperta a sentire, cambiano le carte in tavola, e tu, ti ritrovi morto di fame com’eri, e loro più ricchi di prima!  
Prina, deciso: stiamo combattendo proprio per far finire questo stato di cose!  
Dell’Acqua, con forza: Giusto! Garibaldi non lo permetterà!  
Magnacavallo, scettico: Garibaldi, di fronte alle spade è il migliore, ma è impotente di fronte ai parolai.  
Patanìa, visibilmente deluso: Allora che combatto a fare? Poi come se avesse preso d’improvviso una decisione importante: Se resto vivo quando vinciamo, andrò direttamente da Garibaldi e gli dirò” Generale ho fatto il mio dovere, ora dimostrami che ho combattuto giusto!  
Caporale che stà sopraggiungendo: Bravo! Ora cerca di arrivarci a quel momento.  

Patanìa: Ci arrivo, ci arrivo, non sono così fesso da farmi ammazzare qui!  
Santi, scherzando: Perché le pallottole ammazzano solo gli stupidi? Allora io morirò nel mio letto fra cinquant’anni!  
Magnacavallo, in tono scherzoso e aria scettica: Non ci credo proprio a queste cose, se fossero vere, lui (indicando il Garibaldino Piemontese) sarebbe già morto da parecchio!  
Ferrario, punto sul vivo: Già mi ero dimenticato che l’intelligente sei tu! Facendo un gesto con la mano: Ma fammi il piacere! Non sai nemmeno leggere e scrivere!  
Magnacavallo: Appunto! Invece di perdere tempo a scuola, aiutavo mio padre a impastare la calce già da piccolo, e guadagnavo soldi che servivano alla famiglia.  
Paver, indicando il Genovese: Allora il professorino, ha sbagliato tutto?  
Magnacavallo convinto, ma con l’aria di chi gli vuole bene e parla con rabbia: Certo! Quindici anni di scuola, a che cosa gli sono serviti? A stare qui con noi, a litigare con le pallottole che vogliono aprirci un buco, mentre noi cerchiamo di evitarle?  
Belluomo: con ammirazione: Lascia perdere, se un uomo istruito che non ha bisogno di soldi, decide di rischiare di morire per una idea, bisogna togliersi tanto di cappello! E fra noi ce ne sono tanti!  
Storti: Ci sono persino dei nobili!  
Santi: Ma manco un prete!  
Magnacavallo: oh ma tu sei fissato!  
Patanìa, sorridendo: Niente niente  qualche prete ha confessato tua sorella?  
Santirispondendo piccato: Pensa alla tua che è bella fresca!  
Patanìa, scrollando le spalle sempre sorridendo: E ci devo pensare io?    
Santi: E chi sennò?  
Patanìa: Il fidanzato!  
Santi, sorpreso: Ma se ha quindici anni!  
Patanìa: Embè? È promessa già da due anni, e l’anno prossimo si sposa!  
Salmoiraghi: E che dote porta?  
Patanìa, sempre sorridendo: La veste che indossa!  
Magnacavallo, dandogli una pacca sulle spalle: Non ti preoccupare, se è una bella ragazza e si vogliono bene, è più che sufficiente!  
Salmoiraghi, cercando di ascoltare qualcosa: Zitti tutti! Mi sembra di sentire un canto!  
Nel silenzio generale si sente venire da lontano un canto di donne: Addò so gghiute li compagni mieie sola sulella me fanne sta ccà! Durante tutta la scena, si sentirà in sottofondo il canto.  
Salmoiraghi, sorpreso:Ma che canzone di battaglia stanno cantando i Regi?  
Magnacavallo, sorridendo: ma quali Regi! Non ti accorgi che sono donne che cantano? Sono le contadine del paese che stanno lavorando i campi!  
Santi, perplesso: lavorano malgrado la guerra?  
Patanìa: che c’è di strano! La terra non aspetta! Quando arriva il momento, vuole essere
lavorata!  

Salmoiraghi, rivolgendosi al Napoletano: A proposito Magna! Ieri ho visto dei solchi che scendono dalle montagne ed arrivano fin sotto il monte, non ho capito, a cosa servono?
Magnacavallo: Li avevo visti anch’io, e me li sono fatti spiegare dai contadini: sono dei solchi fatti in onore della Madonna, si fanno ogni anno l’8 settembre.  
Santi: si tratta di una gara?  
Magnacavallo: una specie, solo che non si vince niente!  
Salmoiraghi: Lavorano gratis?  
Magnacavallo: certo! Lo fanno per devozione, anche se si ammazzano di lavoro, lo fanno contenti e senza che nessuno glielo imponga.  
Santi: strana gente questa, chi glielo fa fare!

Scena ottava:

Uno dei soldati guarda verso il posto da dove dovrebbero arrivare i Borbonici e lancia un’avvertimento: Ferrario:attenti sulla sinistra! Vedo salire dei soldati.  
Santi: dopo aver guardato attentamente: Madonna quanti ne sono!  

Patanìa, con decisione: Che ce ne importa! Li inchioderemo lì, non li faremo salire neanche un metro.  
Santi, prendendo posizione:Va a finire che il vento delle pallottole, mi farà venire il raffreddore!  
Tenente Rossi: Sta attento, che se una di quelle ti apre un buco, ti può anche venire la polmonite! Poi guardando verso il nemico: Accidenti, hanno riempito la collina, lì sotto ci deve essere tutto l’esercito Borbonico.  
Magnacavallo, con amarezza: Non abbiamo nemmeno le munizioni per colpirli tutti!  
Ten. Brandendo la pistola: Non ci pensare, spara! Poi guarda un soldato che si alza in piedi, guarda verso i nemici, dopo alza il fucile e spara: Ciceri! Hai deciso di farti ammazzare? Erminio Ciceri si volta perplesso: Perché?  
Ten. Rimproverandolo ad alta voce:E’ possibile che prima di sparare, devi alzarti in piedi a guardare i nemici? Che vuoi fare, sfidare la sorte?  
Ciceri: con voce sottomessa: No, è che prima di sparare, devo guardare bene, non vorrei sbagliare, fra quelli la sotto, vi sono mio fratello e mio cugino.  
Ten. Sorpreso: Tuo fratello è un Borbonico?  
Ciceri. Con orgoglio: Mio fratello è un soldato!  
Canetta:E tu spara lo stesso! Se sta dall’altra parte non vale la pena che debba vivere.  
Ciceri Deciso: Piuttosto mi faccio ammazzare! Poi con voce rotta dall’emozione: Mio fratello si arruolò, e con i soldi che mandava a casa, mio padre mi ha fatto studiare.  
Canetta, sorpreso: E tu ti sei schierato contro tuo fratello?  
Ciceri Deciso: Contro il Borbone, contro l’oppressione, per riunificate l’Italia! E Garibaldi è l’unico che può farlo!  
Magnacavallo, con ammirazione: Che condottiero magnifico il Generale!  
Santi, annuendo: Ed é pure onesto.  
Paoletti, con entusiasmo: Guidato da lui, andrei anche all’inferno!  
Magnacavallo: sporgendosi per sparare: O in Paradiso.  
Ten. Mettendogli una mano sulla spalla per farlo abbassare: Lì ci andrai di sicuro se ti sporgi ancora così.

 Scena nona:

I Garibaldini sparano verso i soldati del re di Napoli:  
Narratore: La battaglia infuria,i soldati Borbonici si avvicinano alla sommità della collina, cominciano ad esserci i primi feriti.  
Voce fuori campo da destra: Garrone è stato ferito!  
Voce fuori campo da sinistra: Anche Soviero e Siniscalchi!  
Prina, arrivando di corsa e mettendosi al riparo: Dalla parte del Torone si mette male, sono arrivati quasi sotto le mura.  
Santi trafficando con il fucile: Accidenti! Mi si è inceppato il fucile!  
Ten: Fattene dare un altro subito, o vuoi restartene a guardare lo spettacolo.  

Santi, in tono scherzoso: Mi conviene, potrebbero chiedermi il biglietto, e non ho i soldi per pagarlo!  
Ten: E allora spicciati con quel fucile.  
Magnacavallo, voltandosi verso di lui: E porta anche quante più munizioni puoi, qui le abbiamo quasi finite tutti.Poi rivolgendosi verso Canetta: Tu quanti colpi hai?  
Canetta: Ancora una trentina.  
Magnacavallo: Te li sei risparmiati?  
Canetta: Sparo solo a colpo sicuro, non mi và di sprecare pallottole.  
Magnacavallo, guardandolo a lungo e puntando un dito verso di lui: Scommetto che sei Genovese! Canetta, meravigliato: Di Sanpierdarena, come hai fatto a capirlo?  
Magnacavallo, ironicamente , atteggiandosi: Io leggo nella palla di vetro!  
Ten: E che ci leggi a riguardo di questa battaglia?  
Magnacavallo, sicuro: che ricacceremo I regi oltre il fiume!  
Ten. Sorridendo: Questa non è una palla di vetro, è una palla di cannone!

Scena decima:

sicuro di se, cercando di infondere coraggio ai combattenti, arriva Bronzetti:Ragazzi, com’è il morale?  
Patanìa: Il morale è alto comandante, sono le munizioni che scarseggiano!  
Bronz: Coraggio, dobbiamo resistere il più possibile, Garibaldi conta su di noi.  
Prina: Lo sappiamo e resisteremo!  
Magnacavallo, con enfasi: Per Garibaldi e Bronzetti: Viva!  
Tutti in coro: Viva, viva, viva!  
Patanìa: I regi ci fanno un baffo!  
Bronzetti allontanandosi sorridendo: Attento che non ti facciano un buco!  

Santi: Qui ci vorrebbe un plotone di preti.  
Ferrario: Per fare cosa?  
Santi: Si scaglierebbero contro i Borbonici con un crocifisso davanti, tirando loro addosso, una serie di anatemi e scomuniche: Sai come scapperebbero i regi? Mortacci loro!  
Belluomo: I preti sono troppo furbi per stare dove fischiano le pallottole!  
Magnacavallo: Non tutti, ero a Roma con il Generale, e molti preti combattevano con noi.  
Prina, ironico: Con le preghiere?  
Magnacavallo: No no, con sciabola e fucile!  
Ferrario:Accidempoli, ho finito le pallottole.  

Paver: Anch’io.  
Patanìa: Io pure!  
Paver, perplesso: Che facciamo adesso?  

Magnacavallo, gridando: Menate e prete!  
Salmoiraghi: Che hai detto?  
Magnacavallo: Tirate le pietre, ce ne sono in abbondanza, e se colpiscono, fanno male lo stesso! Ten: Giusto!    
Paoletti, arrivando di corsa: Dov’è  il medico?  
Storti senza guardarlo: L’ultima volta, l’ho visto andare da quella parte.  
Paoletti: con aria infastidita: Acciderboli!  Abbiamo tre feriti, di cui uno grave, dove cavolo si trova questo benedetto medico!  
Storti, con aria ironica: L’è andato a ballare al palazzo del re! Poi cambiando tono: Fringuellino, che credi , che i feriti siano solo dal vostro lato? Starà curando qualche altro povero cristo. Paoletti con aria meno alterata: Se lo vedete, mandatelo subito da noi, io devo ritornare di corsa.  
Ten: Com’è la situazione sul vostro lato?  
Paoletti: Brutta! Non so quanto tempo ancora possiamo resistere. I Borbonici sono quasi arrivati sotto le mura.  
Ten: Allora vai, non li fate avanzare più.  
Paoletti, andando via di corsa: Ci proviamo!

Scena undicesima:

Arrivano Bronzetti e Mirri:  
Bronzetti, osservando il campo di battaglia: Credo sia arrivato il momento di far scendere in campo le riserve.  
Mirri: Io direi di provare una carica alla baionetta per ricacciarli indietro.  
Bronz. Riflettendo scrollando la testa: Sono troppi per poter riuscire.  
Mirri insistendo: Allora cerchiamo di attaccare a cuneo, rompiamo le linee e ci ritiriamo verso Caserta!  
Bronz. Deciso: Non se ne parla neppure, in questo caso dovremmo lasciare la posizione al nemico, abbandonando anche i feriti.  
Mirri insistendo: Almeno salviamo una parte degli uomini!  
Bronz. Fermo: Garibaldi mi ha chiesto di resistere, sacrificando fino all’ultimo uomo, ed io non mi tiro indietro!
Mirri cambiando tono: Se questi sono gli ordini, allora resisteremo!  
Bronz: Date disposizioni perché siano sostituiti i feriti con le riserve, e se vi è un poco di acquavite, fatelo distribuire agli uomini.  
Mirri salutando militarmente: Non ve ne è bisogno, lo spirito combattivo dei nostri uomini è altissimo.  
Bronz: Andiamo a controllare la situazione sul lato sud.  

Scena dodicesima:

Bronzetti e Mirri si allontanano.  
Salmoiraghi: Che ora sarà?    
Belluomo, sicuro: E’ mezzogiorno.  
Salmoiraghi, osservandolo:E tu che ne sai, hai mica l’orologio?  
Belluomo, con una alzata di spalle:E chi ne ha bisogno! Basta guardare la posizione del sole.  
Patanìa: Abbiamo resistito finora, il generale sarà contento di noi.  
Storti: Già, magari ti darà qualche mazza di terra in più!  
Magnacavallo: Penso che sarebbe ancora più contento, se i Regi, li facessimo rotolare giù dalla montagna!  
Santi: Speriamo non ci facciano rotolare all’altro mondo.  
Paver: Non è meglio morire per la Patria, che vivere sotto l’oppressione?  
Magnacavallo: Certo! Ma sarebbe ancora meglio, vivere per la Patria, senza l’oppressore!  
Dell’Acqua: E allora diamoci da fare, per non far salire i Regi, cosi Garibaldi vince, e noi torniamo a casa.  
Magnacavallo, di scatto, quasi urlando: No! Non a casa, a Roma!  
Storti, ironico: A farti benedire dal Papa?  
Magnacavallo, sempre fremendo: No! A buttarlo giù dal trono temporale. Che si occupi solo di anime, mentre noi penseremo a riunificate l’Italia!  
Dell’Acqua, sorridendo: Non ho capito niente, ma ti scaldi talmente tanto, e parli così bene, che sono pienamente d’accordo con te.  

Scena tredicesima:

Arrivano Bronzetti e Mirri, si guardano intorno con aria preoccupata:  
Bronz: Mirri, ormai abbiamo poco da difendere, prendete gli uomini validi e ordinate una carica all’arma bianca.  
Mirri: Sfondiamo le fila nemiche e andiamo verso Caserta?  
Bronz: No, cerchiamo di respingerle, il Generale ha bisogno di tempo, e più gliene diamo, maggiori sono le possibilità di vittoria. Questo pezzo di roccia, potrebbe essere decisivo per le sorti della battaglia, e noi abbiamo l’onore di esserci, e di dare un nostro contributo alla riuscita della intera spedizione Garibaldina . Un giorno forse si parlerà di questa nostra difesa, sui libri di storia.  
Mirri, saluta militarmente e poi fa un cenno ad un sergente: Sergente Davoli! Radunate gli uomini, si va all’attacco.  
Sergente Enrico Davoli salutando militarmente: Signorsì! Tutti gli uomini?  
Mirri, facendo un cenno affermativo con la testa: Tutti gli uomini validi, dimostreremo di che stoffa sono fatti i Garibaldini!  
Storti: Di una stoffa strappata, e con qualche buco da cui esce sangue.  
Patanìa: Certo! Ma con un coraggio da leone.  
Saverio Nasca, sold. Sardo: E con una fame da lupo! Non riesco più a distinguere il  rumore degli schioppi, dal brontolio dello stomaco.  
Santi, preparandosi per partire all’attacco: Andiamoci a fare questa passeggiata, così ti passa l’appetito.  
Nasca, controllando il fucile: Va bene, magari chiedo in prestito una pagnotta  a qualche Regio. Santi: Attento che non ti regali una schioppettata!  
Belluomo: Beati loro che ne hanno!  
Santi: Che cosa, il pane?  
Belluomo, sospirando: Anche quello! ma in questo momento gli invidio le pallottole!  
Nasca: Ma non hai fame?  
Belluomo, facendo un  gesto di indifferenza: A mangiare c’é sempre tempo, ma se devi combattere, é meglio avere con te pallottole, che pane!

Scena quattordicesima:

I soldati si preparano ad andare alla carica, solo due soldati restano sul pianoro: Uno con una benda su un occhio, l’altro ferito ad una gamba:  
Storti, rivolgendosi ai due camerati che restano: Ragazzi, scendiamo un attimo a guardare il panorama, facciamo quattro chiacchiere con i Regi e torniamo.  
1° ferito Demetrio Pirovano: Chiedigli una presa di tabacco.  
Storti, cercando di scherzare: Lo farò! Ma voi non vi muovete da questo posto, mi raccomando. 2° ferito Luigi Sica: Vai, noi guarderemo lo spettacolo da qui  
Storti: Con che guardi, se ti hanno spento la luce!  
Sica: Ha detto il medico che è temporaneo, che fra qualche giorno, riuscirò a vedere spuntare le corna sulla tua testa, alla distanza di duecento passi! Poi cambiando tono, con la voce rotta dall’emozione: Stai attento e torna, tornate tutti.  
Storti, facendosi il segno della croce: Se Dio vuole.  

Scena quindicesima:

I soldati hanno abbandonato la scena, restano i due feriti:  
Sica con voce mesta: Demetrio, forse è l’ultima volta che lo vediamo.  
Pirovano: Lo so Luigi, lo so.  
Sica, assumendo un tono vivace come se volesse scacciare i tristi pensieri: Non  perdere tempo Demetrio, raccontami che succede!  
Pirovano guardando in direzione del combattimento: I nostri stanno uscendo come furie.  
Sica ansioso: E i Regi?  

Pirovano sempre guardando il combattimento: Sembrano sorpresi, increduli.  

Sica soddisfatto: Non si aspettavano questa mossa!  
Pirovano confermando: Già, Bronzetti è un  grande soldato!  
Sica ansioso: Allora?  
Pirovano: I nostri sono arrivati a contatto coi Borbonici, si battono come furie!  
Sica preoccupato: Ma non sono troppo pochi?  
Pirovano, spiegando: No! Perché il terreno, non permette loro di combattere tutti insieme, e quindi solo la prima linea, è a contatto con i nostri, e i nostri  sono decisi, non hanno nulla da perdere.  
Sica, fremente: Ma dimmi: vinciamo o perdiamo?  
Pirovano: Aspetta! Mi sembra che i Regi sotto la spinta dell’attacco arretrano di qualche metro. SI! Si stanno ritirando! Lasciandosi prendere dall’entusiasmo: Si ritirano! Abbiamo vinto!  
Sica facendosi la croce: Certe volte i miracoli avvengono.  
Pirovano, euforico: Ma che miracolo, sono i soldati di Garibaldi che sono invincibili!  
Sica, incalzante: Continua a descrivere, non ti interrompere!  
Pirovano con una punta di delusione: Mirri si è fermato!  
Sica apprensivo: Perché  
Pirovano con ammirazione: Perché è un gran soldato! Continuando ad andare avanti, si sarebbe incuneato dentro l’esercito Borbonico, e fra non molto, sarebbe stato circondato e fatto a pezzi!  
Sica: I Regi non si sono dati alla fuga?  
Pirovano: No! Hanno arretrato solo di un centinaio di metri!  
Sica, visibilmente deluso: Allora non li abbiamo battuti?  

Pirovano: Abbiamo solo guadagnato tempo.  
Sica. Peccato! ci avevo sperato!  
Pirovano: Anch’io, invece la nostra sorte è segnata!  
Sica con una punta di preoccupazione: Pensi che ci uccideranno tutti?  
Pirovano: E perché mai? In fondo si tratta di cattolici! E poi non è detto che debbano arrivare fin qui, potrebbero arrivare dei rinforzi e li prenderemmo fra due fuochi.  
Sica, speranzoso: Tu credi che Garibaldi ci possa mandare dei rinforzi?  
Pirovano: Nemmeno per sogno! Ma hai detto tu stesso che i miracoli avvengono alle volte.  
Sica: non pensi che ci dovremmo arrendere?  
Pirovano, deciso: Io non devo pensare! C’è il maggiore Bronzetti che sa quello che fa, è lui che decide, e se dice che ci dobbiamo fare ammazzare tutti, lo faremo! Vuol dire che ci immoleremmo per una giusta causa!  
Sica: Saremo sacrificati per niente?  
Pirovano: Per niente? Ci immoleremmo per permettere al Generale di vincere!  

Scena sedicesima:

Ritornano i soldati dalla sortita, disordinatamente riprendono posizione contro il nemico:  
Storti, rivolgendosi ai due feriti che non avevano potuto prendere parte al combattimento: Vi avevo detto che sarei tornato! Nessuna novità durante la nostra assenza? Non è venuto nessuno a cercarmi?  
Pirovano: Era venuta una ragazza a cercarti, ma gli abbiamo detto di ripassare più tardi perché eri occupato.  
Storti: Avete fatto bene, tutte queste donne, non mi lasciano in pace un solo momento, non si rendono conto che ho da fare!  
Sica: Come è andata la passeggiata?  
Storti, continuando so un tono leggero: Bene! Siamo andati a trovare i Borbonici, appena ci hanno visti, si sono fatti da parte con un inchino, ci hanno chiesto se volevamo gradire qualche cosa, gli abbiamo risposto no grazie, le schioppettate e le baionettate non ci piacciono, abbiamo ricambiato l’offerta, poi il Comandante ci ha detto che era ora di ritornare a casa ed eccoci qua! Pirovano: Gli hai chiesto se avevano del tabacco da prestarci?  
Storti: non me ne sono ricordato mannaggia! Però a guardarli, non sembrava che stessero messi molto meglio di noi.  
Patanìa, arrivando di corsa: Hanno sfondato! Stanno per penetrare qui!  
Tenente Rossi: Avvertite il maggiore Bronzetti presto!  
Patanìa: Già lo sa! È alla porticina dietro la chiesa , e si sta battendo come un leone , a colpi di sciabola!  
Ten: Coraggio! Facciamo vedere ai Regi di che pasta sono fatti i Garibaldini!  
Nasca, arrivando di corsa: Il maggiore Bronzetti ha dato l’ordine di arrendersi, di issare bandiera bianca!  
Ten. Tirando fuori di tasca un fazzoletto bianco e legandolo alla canna del fucile: Ormai era l’unica cosa da fare, era inutile farsi ammazzare per niente. Poi rivolgendosi ai soldati che lo guardano aspettando un ordine: Forza ragazzi, gettiamo le armi, è inutile farsi massacrare, il nostro dovere lo abbiamo fatto! Li abbiamo inchiodati su questa collina per una intera giornata!

Scena diciassettesima:

Mentre i Garibaldini, gettano le armi, dalla sinistra arrivano i soldati Borbonici:  
comandante Nicoletti, voltandosi verso i suoi soldati: Non sparate! Si sono arresi! Nessuno spari!  
La battaglia è finita! Capitano, radunate i prigionieri! Fate venire il medico per curare i feriti, e nessuno tocchi i prigionieri, o lo faccio passare per le armi!  
Arriva di corsa un  soldato Borbonico esultante dalla destra: Abbiamo vinto! Il comandante dei briganti è morto!  
Nicoletti con tono di comando: Soldato vieni qui! Dimmi cosa è successo.  
Gennaro Coppola, sold. Borb. mettendosi sugli attenti: Si stavano arrendendo, quando all’ improvviso, non so perché, il comandante dei briganti ha cominciato a dare di sciabola all’impazzata, ed è stato abbattuto! Poi con allegria: Abbiamo vinto!  
Nicol. Scrollando mestamente la testa: No, ha vinto lui , e non una , bensì due volte!  
Capitano Malgeri: Mi scusi signore, non capisco. Abbiamo conquistato la posizione, i nemici si sono arresi, il loro comandante è morto, e voi dite che abbiamo perso!  
Nicol. Sospirando: E non una capitano, ben due volte! Ci ha inchiodati su questa collina per una intera giornata, e questo era il suo scopo, pienamente raggiunto. Poi è morto in battaglia, la morte che si augurano tutti i soldati. Capitano, probabilmente fra cento anni, di noi non si ricorderà più nessuno, mentre di lui forse si parlerà ancora. Noi abbiamo conquistato la collina, mentre lui ha certamente conquistato un posto nella storia!  
Capit: Non avevo considerato le cose da questo punto di vista! Comandante che cosa facciamo dei prigionieri?  
Nicol: Spediteli a Limatola sotto buona scorta, lasciate qualcuno a curare i feriti, e radunate gli uomini che partiamo.  
Capit: Agli ordini comandante!  
Nicol: Desidero conoscere la situazione: Quanti uomini abbiamo perso, quanti Garibaldini abbiamo fatto prigionieri, e quanti feriti  ci sono.  
Capit: Sarà fatto Comandante!  
Nicol: Tenente!  
Tenente Acconcia: Agli ordini comandante!  
Nicol: Mandate immediatamente una staffetta a Limatola, avvertiteli di quanto è successo qui,  ditegli di seguirci, la strada per Caserta è ormai sgombra.  
Capit: Gli uomini sono pronti comandante,  possiamo partire in qualsiasi momento.  
Nicol: Bene! Vediamo se possiamo salvare il regno di Napoli, o se diventiamo una colonia Piemontese!

 

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