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Liriche

La tempesta dei ricordi 

Un cupo brontolio s’ode
mentre il tuonare poco mi ridesta.
Pugnar si deve ancora in ogni modo
o tosto s'avvicina una tempesta?
Miracolo di un'eco!
Si risvegliano rimembranze ite
fra quanto fu soave e quanto bieco:
rintrona il capo, a ogni cannonata!
Brandelli di carne. Immoti corpi
giacciono, privi della vita:
immolati in una guerra per loro ormai finita.
Ecco, un lampeggiar m'illumina di nuovo:
l'acquazzone incombe.
O realmente vivo la battaglia
nel fragoroso esplodere di bombe?
Sogno o son desto?
Dimeno il capo come un pazzo
mentre il panico mi rende il passo lesto:
dal cielo un sibilo grava sul palazzo.
Povero me! Fuggendo, a scampare tento:
solo la vita mia per me è preziosa.
Carponi striscio come un verme
fra i detriti: dove s'agita qualcosa.
Incalza un crepitar di schiocchi
misto al rumore di uno scroscio d'acqua.
É finita, per me: una raffica sventaglia la rovina!
Poi, come un ebete sosto sorridendo sollevato:
è una grondaia che stracca.
Raggiunto l'involtino strano
per un momento resto annichilito:
flebile, ivi vagisce una vocina umana.
Chi, il pargolo infelice ha abbandonato?
Dio misericordioso, mio signore,
concedimi vita sufficiente
per salvare il piccino, se hai cuore.
Ciò che dopo accadrà, non sarà niente.
Fra le mie braccia, però,
il pargoletto muore.
Acchetatasi tosto la tempesta,
lesto s'allontana il temporale.
Ma quel ricordo mi ridonda in testa
ossessionante, a farmi ancora male.

 

Escursione sull’Amiata

 Intensamente provo commozione
su
lla vetta dell’Amiata,
nell’abbracciare la veduta.
I vetusti agglomerati si difendono con tenacia
dall’assedio della flora.
Ma qualcuno ha ceduto.
Il vento, agendo come punta di grammofono
strappa i segreti alle rocce che sanno.
Ululi, fischi, fruscii
si trasformano in grida di gioia,
lamenti, imprecazioni, preghiere d’umani.
Folate di nebbia,
a tratti s’insinuano veloci fra gli alberi:
sembrano fantasmi irrequieti in attesa
di giustizia. Il loro urlo sofferente proviene
dalle viscere martoriate del monte;
dai perigliosi mestieri imposti da un mondo
malizioso, limitando il soddisfo al necessario.
Così, con lo sguardo immerso
nell’intensa bellezza dell’ubertosa valle;
ai piedi della croce che pietosamente l’abbraccia
come a proteggerla da’ mali universali,
in pochi attimi gioisco e patisco le vicende
sprofondate nei millenni,
mentre umili lacrime sgorgano scivolando
silenti sul viso:
testimoniano una profonda solidarietà.

 


 

 

 

 

 

 

Nebbie

 Dense volute di bruma
che, a tratti offendono
il limpido cromo delle cose:
così la mente si offusca, sovente,
tra fumi aberranti
di speme bramose.
Freme la vita nel corpo,
che trema sperduto nel loco famiglio:
come il conscio confuso
smarrisce del pomo il solido appiglio.
Sventura tu sei per entrambi,
ovattando lo sguardo ai sensi
volgari e sublimi.
Ventura tu sei per entrambi,
alterando di essi i rilievi salienti:
gli estimi.
Dei foschi tuoi veli
si copre il mondo nell’intimo e fuori,
mistero facendo del vero
agli occhi di tutti, e nei loro cuori.

 

Nubi nere s’addensano

 Nubi nere s’addensano
minacciose,
nei cieli del mondo,
annunciando bufere.
I fulmini saettano
accecanti,
turbando l’aria impigrita
smossa dal brontolio de’ tuoni.
Oscuri presagi di morte
s’insinuano
incupendo le ansie,
nell’attesa dell’epilogo.

 

 

 

 

Ideali

 Fragili castelli lordi di sangue
eretti con le ceneri degl’immolati:
da un’orba fede sacrificati.
Vessilli sventolano bieche manie,
sbrindellati da uragani di maledizioni
in macabre danze di sofferenza.
Immonde larve lussureggianti,
da procellose acque neglette
vivificano segmenti di storia.
Imperituro, il cosmico ideale
peregrina fra i pensieri,
invano spandendo saggezza
sulle menti aberrate.

 

 

 

 

 

  Gomitoli di gloria

 Quando l’aurora si schiude
come un bocciolo di rosa,
irradiando di chiara letizia
l’aria assonnata e confusa,
nuove speranze si fondono
nell’allegoria di pensieri eterni:
sono tentacoli avidi di vivere.
E quando il meriggio assolato
raccoglie i frantumi delle illusioni,
e l’imbonitore
gl’inutili resti delle cianfrusaglie,
il destino ha già sentenziato
e le sorti non hanno più scampo.
Un altro giorno va spegnendosi
esausto, affardellato di umili sacrifici.
Allora il pallido crepuscolo
- pietoso boia dei generosi guizzi -
tronca a ciascun sogno il palpito
affidando al mistero della notte
i resti nobili delle miserie,
sperando che ne facesse
gomitoli di gloria.

 

 La speranza

 Leggera,
si libra negli spazi
dei desideri;
si culla
nei sogni ambiziosi
del mondo.
Affida
al gaudio di ogni illusione
il realizzo.
È regina
del palpito di vita.
É maestra
nella trepida attesa.
É schiava
della delusione beffarda.
Si arrende
solo al gelido bacio
della morte.

 

 Delitti dell’ingordigia

 Fra gli scarti, - rifiuti
delle società disumanate
dal pingue benessere -
montagne di cibo
non vedranno mai una bocca.
“Mamma, ho fame. Tanta fame!”
“Oh, dio di tutti gli universi,
la fame strugge anche me. Resisti!
Angelo mio, penseranno anche a noi.
Venisti al mondo per un atto d’amore,
e avrai solidarietà: hai diritto alla vita!”
Succhia avido, il pargoletto,
le ultime gocce di latte dal seno scarno.
Poi, anch’egli si rannicchia nel nulla.
Spento il palpito vitale,
sia spoglia o sia carogna
l’avidità ha compiuto un altro misfatto.   

 

Sogni di libertà 

Siccome l’uomo non conosce la libertà,
io non conosco la gioia di vivere.
Dio m’imprigiona nella sua religione,
il mio compagno nella sua avventura.
Diguazzo nel fango della carne
tormentandomi per farne spirito
col quale ardere le impurità del mondo.
Ma la mia carne è vile, coriacea,
avvezza alla pusillanimità delle abitudini.
E il mio contributo, egoistico,
iniqua difesa a tutela della mia cattività.
Il carro della gloria passa,
e ancora una volta raccoglie il suo carico
di martiri per la libertà: ma io non ci sono.
Accanto a una caraffa,
labbra sul labbro avvinghiate,
sto annegando nel vermiglio bacco
i sogni dell’intera umanità.

Volevi un robot, Signore

 Volevi un robot, Signore,
e mi facesti a tua immagine.
Poi, mi alitasti
un soffio della tua intelligenza.
Ora io la sfrutto, Signore,
e tu non puoi rimproverarmi
se con essa spargo tanti orrori!


 

 

 

 

 La luce del Pensiero

 Terra
o Terra,
che avesti la fortuna
d’esser Madre
fra tapinelle
e pletore di titani,
dando la vita
a forme di ogni specie
al caldo bacio del paterno Sole,
dimmi: Cos’è l’Amore?
.................................................

Fiori
o fiori,
soavi leggiadrie
di teneri sospiri,
fra l’estasi sortiti
ai languidi desii;
che, muti, raccogliete
dei sentimenti il germe,
delle passioni il foco,
delle illusioni i sogni,
ditemi: Cos’è l’Amore?
.................................................

Vento
o vento,
che virtuoso aliti
signoreggiando
fra l’umile ondeggiare
e ire tumultuose:
talvolta con lepide carezze
e talaltra ispido flagellando
quanto c’è nel creato,
dimmi: Cos’è l’Amore?
.................................................

Vita
o vita,
che muovi le sostanze
con fiotti di pensiero
fra un alitar di fremiti malvagi
e palpiti amorosi;
che luminosa splendi
laddove anche tenebre diffondi,
e a chi donando gioie e a chi dolori
affanni il mondo,
dimmelo almeno tu: Cos’è l’Amore?
.................................................

Dagli universi tesi,
in unico clamore empiendone gli spazi
un’eco alfin risponde: “D’Amore
ne hai ben donde
che alluma il tuo sentiero:
È luce del Pensiero...
È luce del Pensiero

 

1984 

Quando s'ottenebreranno
gli orizzonti delle usurpazioni,
e il suolo avrà avidamente bevuto
la linfa di tanta gente,
il sipario calerà impietoso
sulla tragedia delle nazioni estinte.
E quando la libertà policroma
dei paludati ceti
tornerà legittima all’uomo ignudo,
e il sole splenderà sulla giustizia
monda di catene,
allora il capitolo umano
traccerà schemi di civiltà cosmica.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marionette

Regolati da meccanismi intransigenti,
i corpi si animano di esistenza
nelle realtà cui sono destinati.
Fra trame e cumuli di azioni
si manifesta il ruolo di ciascuno, assegnato
dagli umori del buttafuori.
Tutte hanno maschere:
gaudenti, sprezzanti, piaggianti, patite,
alle cui fonti attingendo
trincano sorsate di sofferenza o godimento
fino a sentirne intera l’ebbrezza.
Ora, esse configurano
parvenze di sentimenti e sensazioni,
nel miraggio di vivere la realtà.
E tali funzioni s’intersecano, crudeli o pietose,
movendo i fili che tessono il divenire
ai pupazzi animati.
A nessuno, però, verrà concesso di giocare
la partita dell’esistenza
a carte scoperte con la vita.
Impassibili,
le verità assiomatiche
bruciano i loro fuochi sugli altari
delle simulazioni,
il fine concreto preservando al supremo.
Col tuo ingegno

Col tuo ingegno, figliolo,
hai costruito monumenti
sui quali ricami le tue gesta.
Potevi, figliolo,
fondarli sul mio corpo?
...........................................
Stai martoriando inutilmente
il mio corpo, figliolo,
poiché esso comunque diverrà
la tomba delle tue prodezze.

 

 

 


 

 

Barlumi nel buio

Nostalgico,
ricucio alla rinfusa
brandelli di memoria
che, poi, riassumo
nell’essenza dei ricordi.
In essi mai ho trovato,
sereno e spensierato
un sorriso;
mai, lungo la ricerca
un pianto di gioia ho raccolto.
Errabondo,
inutilmente ho cercato
nel tenero abbraccio
la fraterna amicizia;
del vivere,
i motivi comuni per vincere
l’antisociale individualismo.
Triste, ma indomito
come Diogene ho vagato
e cercato fra gli altri viventi,
scoprendo un mondo che trabocca
di fulgidi atti solidali e d’amore!

 

 

Appello alle coscienze

Gente operosa
del braccio e della mente,
affardellata
dal comune bisogno di vivere
in cui la coerenza disconosce
al prossimo un suo pari diritto;
spirti incarnati,
smaniosi di sottrarvi alla cattività
che incatena a bestiali reminiscenze,
privandovi di godere del libero intelletto;
fonti innumere d’energia,
che in singola ratio discernete l’intimo
lume legato a un egoismo mendace,
caduco miraggio d’insana grandezza
che incanta, aggioga, toglie la pace:
convergete le menti sulle aspirazioni
che armonizzano le sorti.
Reagite all’insinuazione che fiacca
gl’intenti e manovra per fini nefandi;
spegnete l’arsura di vanagloria e di dominio
sull’innocente, sull’umile, sul saggio.
Manipoli di mortali deità,
sappiate che niun di voi sarà onnipotente
aldilà della vita terrena;
che niuno di voi regnerà
aldilà della morte;
che niuno dell’altro è più forte
se uguale per tutti è la sorte.
Sudiciume

Soffocati dai miasmi della mente
brancoliamo interdetti,
tramando per vincolarci
all’ambiguo abbraccio dei sensi.
L’orrendo dilemma delle scelte
pone in crisi l’esistenziale,
esposto al dileggio invadente
della dialettica.
Rivoli di pensieri dissonanti
confluiscono alla babelica torre,
che sanziona orpelli
acclamati all’unisono
dagl’inetti e dai fatui
pregni di boria.
Così, vieppiù si sprofonda
nell’imo imponderabile
imbrattandoci di presunzione,
fino ad affogarvi.
Impetro grazia

Impetro grazia, Signore,
perché mio fratello
non mi succhi più sangue.
Guarda come mi ha ridotto
l’insaziabilità del tuo prediletto!



 

 

 

 

Oppressioni

Cumuli
d’insondabili sensazioni
gravano sulla realtà.
Volumi ossessionanti
di sospette assonanze
empiono aridi vuoti.
Fertili spazi
incatenati nel cosmo
irrorati di ciechi pensieri.
Triboli contagiosi
angustiano le ansie,
aggiogando le menti atterrite.
Sprazzi critici dell’intuito
reagiscono:
abbrutiti, rassegnati, soggiogati
al bisogno di vivere,
alla paura della morte.
Fusioni di giogaie
incatenano lo spirito
alle miserie della carne:
agli ambigui valori dell’esistenza.
Poi, tutto la tristezza opprime:
un’infinita tristezza
intricata nei segmenti del tempo,
diffusa nella dimensione
di un agghiacciante nulla.
Chi siamo?

L’uomo da tempo indaga:
scruta l’accaduto dell’epopea umana
rovistandone il logoro tessuto.
A fatica racimola attimi di vissuto.
Tentoni,
si ricuciono frammenti di storia
lacerata dall’incuria dei millenni.
Dal garbuglio di refi di civiltà neglette
si rabberciano brandelli di tela:
effimeri ragguagli di epoche ite.
Smarrito, il senso dell’esistenza
si chiede il perché? dei fermenti
con cui si eressero mirabili monumenti,
spesso incompresi dai posteri
a cui s’inviarono messaggi
pregni di umiltà o di protervia.
Inquietati di curiosità,
dopo il decollo dal comune magma
verso una fonte di luce
correlata al Mistero,
il nostro Ego sembra perdersi nel Tutto.
E rincorrendo le sconfinate tenebre del passato
pur di non smarrirci e rinnegarci,
sprofondiamo nel futuro alla ricerca
dei motivi della vita e del suo esistere.